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Ho conosciuto Roy ai tempi di “Tears Of The Dragon”, ovvero
ai tempi dell’album “Ball sTo Ricasso”. In quei giorni continuavo a
chiedermi se fosse ancora possibile suonare del rock metallico in maniera
fresca e moderna. Qualcuno, mentre mi trovavo negli USA, mi fece ascoltare
questa band senza contratto chiamata Tribe Of Gypsies e io rimasi a bocca
Qual è il vostro punto di incontro a livello compositivo? Il “vibe”, ovvero la magia. Tu puoi scervellarti quanto vuoi su di una canzone, e magari ottenere anche un discreto risultato finale, ma le vere, grandi canzoni le riconosci subito dalle buone vibrazioni di cui sono gravide. A volte, quando hai un blocco creativo, secondo me è meglio non insistere e aspettare l’ispirazione. È come quando t’innamori di una ragazza: ua mattina ti alzi e scopri che dentro di te è successo qualcosa, altrimenti non ti puoi costringere a provare un certo sentimento in maniera forzata. Ho rispetto per quei musicisti che compongono in maniera meccanica, quasi come se scrivere della musica fosse come un duro lavoro di fabbrica, ma preferisco un altro approccio e Roy la pensa come me. Ho composto lo “scheletro di Tyranny Of Souls in due settimane circa, mentre mi trovavo in tour con i Maiden. Si è trattata di una rarità, per me, perché di solito le distrazione dalla tournèe sono tante e tali da impedirti di lavorare serenamente al songwriting. È difficile trovare il tempo e lo spazio per sognare a occhi aperti… e invece stavolta è successo. In Giappone, per esempio, una domenica mattina mi sono alzato molto presto e mi sono ritrovato a camminare per le strade di Roppongi, in mezzo a turisti americani e ubriachi vari reduci dai bagordi del sabato sera, ascoltando “Echoes” dei Pink Floyd in cuffia. Dopodiché ho ascoltato una mia canzone alla quale stavo lavorando e, nel frattempo, stava sorgendo il sole: mi sono seduto in un bar a contemplare questo scenario cittadino dalla finestra e a riascoltare di continuo il mio pezzo… A quel punto delle immagini fantastiche sono cominciate a sgorgare ininterrottamente, tipo invasioni di formiche sul ponte di Westminister per dirne una, e così è nata “Power Of The Sun”…
In generale, diciamo che i tuoi processi creativi ( specie quelli relativi ai testi) non sono molto lineari, anzi sembrano piuttosto essere astratti e criptici e nascere soprattutto dal punto di vista “visuale”.
Dove ti collocheresti, stilisticamente parlando, nell’attuale scena hard’n’heavy?
Con “The Chemical Wedding” l’intento di base era quello di
catturare una certa pesantezza del suono, mutato dall’heavy rock degli anni
settanta, in un contesto moderno. Molte band hanno fatto la stessa cosa,
negli ultimi dieci anni, dimenticandosi però una componente fondamentale:
avere un cantante decente che fosse in grado di interpretare delle belle
linee melodiche. E’ tanto facile essere aggressivi quanto essere noiosi...
Credo che il segreto sia quello di mantenere una sorta di “controllo” sulla
pesantezza del suono, non di farsi sottomettere da esso. Questo è ciò che
Sia “The Chemical Wedding” che “Tyranny Of Souls” sembrano essere opere ricche di citazioni letterarie colte: confermi? Mettiamola così: se proprio decidi di prendere qualcosa da un autore, innanzitutto accerati almeno che sia morto da un bel po’ di tempo! (sorride, nda) Seconda cosa, fai sì di attingere da qualcosa di buono e non da della vecchia robaccia... Scherzi a parte, penso sinceramente che la letteratura classica, inglese e non, rappresenti un’ottima fonte di ispirazione. Amo il modo in cui certe opere, attraverso il loro linguaggio, trasmettono un feeling di ricerca interiore drammatico o addirittura apocalittico simile a quello che intendo trasmettere con i miei dischi.
Negli ultimi anni la tua attività musicale principale è stata quella con gli Iron Maiden. Come vivi oggi le parentesi soliste? Come una sorta di altra vita artistica parallela o le due realtà sono contigue? Ormai le due cose sono così separate fra loro che non riesco più a vedere alcuna forma di conflitto. Non riesco ad immaginare i Maiden che firmano un album come “Tyranny Of Souls” il che per me significa molto perchè vuol dire che il prossimo disco con loro, a sua volta, non potrà mai suonare come lo stesso “Tyranny...”, anzi è probabile che sarà qualcosa di completamente differente. Ritengo che, per qualche strano motivo, finora “Brave New World” sia stato l’album dei Maiden con più similitudini con il mio materiale solista, mentre “Dance Of Death” è agli antipodi: spero che continueremo su quella strada, sinceramente. Tra un anno o poco più sarà ora di dare vita al nuovo lavoro e ciò mi eccita molto... perchè non ho ancora nessuna idea di come suonerà!
Avrai l’opportunità di andare in tour a supporto di “Tyranny Of Souls”? Non sarà possibile farlo in questi mesi perchè, ovviamente, sarò molto impegnato con i Maiden. D’altra parte non credo nemmeno molto nei tour a ridosso dell’uscita di un disco a scopo promozionale. Credo che la gente avrà modo di scoprire “Tyranny...” in altri modi e poi, fra qualche mese, magari avrò l’opportunità di organizzare una serie di concerti. Sarebbe bello però se riuscissi a fare uscire Roy dallo studio e a coinvolgerlo... Vedremo. Mi piacerebbe per esempio partecipare a certi festival oppure a determinati eventi speciali; al contrario, non vedo l’utilità di fare un centinaio di date in piccoli locali in pochi mesi. Ragazzi, ormai ho una certa età e, se voglio continuare ad incidere dei dischi ancora a lungo, devo preservare le mie corde vocali!
Oltre alla musica e all’arte in genere, sappiamo che hai tanti altri interessi: la scherma e il volo su tutti. Come fai a conciliare così tanti hobby diversi fra loro?
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